Recensione di Camel Trophy

Copertina Non Disponibile
Editore
Tequila
Anno
1985
Genere
Arcade, Multievento
Scheda gioco
Recensione di
Roberto
Pubblicata il
16-04-2011
Media voti
6.5


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Il caso di Camel Trophy, di fatto un giochino insulso o poco più, è di quelli che vanno presi alla lontana in virtù del suo tema di fondo. La premessa è semplice: tra i grandi abusi perpetrati nei confronti dell'umanità da parte della élite che detiene il potere economico-politico c'è la vendita legale di prodotti a base di Tabacco.

Da una parte vi è la prova scientifica della  cancerosità di questa sostanza, dall'altra la constatazione di come essa sia fonte di entrate particolarmente importanti nel bilancio del paese che ne detiene il monopolio.

L'ipocrisia di fondo appare evidente se pensiamo che la pubblicità delle sigarette è nominalmente vietata o ristretta solo per questioni di facciata, come dimostra l'esistenza di noti espedienti per aggirare le leggi. Uno di questi è stato l'organizzazione del Camel Trophy, gara estrema per fuoristrada. Difficile per chi ha vissuto in quegli anni non ricordare questa manifestazione e gli infiniti spot, copertine, speciali televisivi ed inserti che campeggiavano sulle riviste.

Anche se non era possibile promuovere marche di sigaretta attraverso i media,  si potevano percorrere vie traverse, organizzando un determinato evento che poi veniva propagandato liberamente mettendo in atto una pubblicità indiretta ma comunque efficace. Grazie a questa campagna il concetto di fumo veniva associato a qualcosa di avventuroso ed entusiasmante.

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"All your prize are belong to us!1uno"

I Mass Media tradizionali non sono gli unici mezzi disponibili per veicolare un messaggio; oggi non mancano gli esempi di pubblicità all'interno dei videogames ma già ai tempi del Commodore 64 tale pratica era più frequente di quanto si potrebbe pensare.

Ricordiamo in questa sede casi celeberrimi quali McDonald Land, Mad Mix Game: The Pepsi Challenge, Harald Hardtooth - The Fight of the Clean Teeth (Palmolive/Colgate), The Weetabix versus the Titchies e Kellogg's Tour 1988 incentrati su noti brand commerciali e spesso finanziati direttamente dagli interessati. O ancora i titoli a sfondo sportivo commissionati da Adidas: ADIDAS Championship Football e ADIDAS Championship Tie Break.

Vi erano poi esempi di videogiochi in cui la pubblicità non era così smaccata da comparire nel titolo ma si inseriva con naturalezza sullo sfondo. Da segnalare, tra i tanti, i marchi Kellogg's e ancora Coca Cola che apparivano a bordo campo sui cartelloni di International Basketball (Commodore, 1984) oppure Kodak e ancora Coca Cola in Rocket Ball (IJK, 1985). Fino ad arrivare a 911 Tiger Shark addirittura "prodotto con l'assistenza tecnica di Dunlop" (!) secondo le pubblicità dell'epoca.

In ambito italiano possiamo invece citare Para pubblicato da Systems Editoriale, tra i primi videogiochi a vantare la presenza di un marchio famoso (Coca Cola, nella fattispecie) e rimasto nell'ambito del "vorrei ma non posso" per via  del diniego della casa madre che non sborsò nemmeno un cent. Probabilmente a causa della pochezza del gameplay, aggiungiamo noi.

Le cose andarono meglio nel 1985, allorché l'editore milanese sfornò "Honda", realizzato da due colonne della rivista CCC (Commodore Computer Club), Enrico Scelsa e Gianni Bellù. Honda divenne così il primo gioco italiano commissionato da un inserzionista.

La lista potrebbe continuare, magari in altra sede, e potrebbe rivelarsi una interessante materia di  approfondimento. E' doveroso tuttavia tenere presente che non sempre negli esempi appena esposti è possibile stabilire con certezza se si tratta di una sponsorizzazione ufficiale (cioè effettuata dietro corresponsione di un premio in denaro) o se, viceversa, la presenza di marchi famosi è dovuta ad una libera decisione da parte del programmatore o della Software House, aggiunta al solo scopo di fornire un tocco di "realismo". Se così fosse, tuttavia, si aprirebbe la via ad una serie considerazioni sull'influenza della società sull'individuo, che poi, tanto inconsciamente quanto in maniera spontanea, trasferisce nelle proprie opere il frutto di questo condizionamento.

Entrando nel dettaglio di "Camel Trophy, 1986 - Tequila", cominciamo col dire che è probabilmente impossibile sapere con certezza se la pubblicità fosse volontaria, quindi sovvenzionata direttamente da Camel, o meno.

Considerando che alle apparenze si tratta di un "giochino"  amatoriale, senza troppe pretese e pressochè sconosciuto, tendiamo a ritenere che qualche appassionato di Camel Trophy lo abbia realizzato di sua spontanea volontà, senza sovvenzioni dirette da parte di Camel. Al contrario possiamo immaginare che sia stato il gioco a trarre vantaggio dalla cassa di risonanza goduta dalla manifestazione, mirando ad attirare  (potenzialmente) torme di spericolati da poltrona.

camel_trophy_video_game_02.pngNulla si sa infatti circa gli autori, non accreditati, o sulla fantomatica etichetta "Tequila" (Bacco, Tabacco...) che non risulta avere all'attivo altri titoli. Sembra impossibile trovare la copertina del gioco o qualche cenno sulle riviste del periodo, quindi tutto fa pensare ad uno dei tanti parti amatoriali dei soliti bedroom programmers. Ad onor del vero, però, qualcuno in giro per la rete afferma di averlo acquistato in negozio e non siamo in grado di mettere in dubbio la sua parola.

Un'ipotesi plausibile potrebbe essere quella della vendita locale, fatta senza l'ausilio di grossi distributori. Ovvero un caso simile a quello raccontato da Roberto Negro a proposito di Mondiale '86.

Mettendo da parte congetture e speculazioni varie cui siamo comunque costretti a causa della scarisità di informazioni, passiamo alle cose certe. E qui i dubbi sull'amatorialità si rinforzano non appena finito il caricamento.

Intanto analizziamone la struttura generale, che per certi versi ricorda espedienti utilizzati in altri campi artistici. Negli anni '80 era in voga nelle sale cinematografiche la Commedia ad episodi; i film di questo genere erano costituiti generalmente da 3 racconti brevi attaccati insieme per arrivare a riempire un'ora e venti di orologio. Le  loro flebili trame erano troppo eteree per essere dilatate nei tempi propri del cortometraggio ma cucendole tra loro si arrivava facilmente al tempo necessario per giustificare l'esistenza di un film, che spesso veniva salvato dal carisma dei protagonisti.

Camel Trophy sfrutta sostanzialmente lo stesso principio; chi avrà voglia di perdere del tempo per arrivare alla fine scoprirà come il gioco sia in realtà costituito da 5 mini fasi indipendenti, che essendo spaventosamente semplici hanno sicuramente richiesto meno impegno in fase di realizzazione. Si rimpiange però l'assenza di un Renato Pozzetto o di un Lino Banfi a salvare la baracca.

La prima fase è quella dell'atterraggio. Qui sarà nostra premura lanciare le provviste dall'aereo e pilotarle all'interno di una buca. L'operazione ricorda un pò l'aggancio delle astronavi in Moon Cresta, tuttavia non si capisce secondo quale forza termodinamica il pacco possa spostarsi in base al nostro arbitrio, limitiamoci pertanto a stendere un velo pietoso.

Quali e quante abilità sono necessarie al superamento di questa fase? Aiutiamoci con una tabella e una valutazione espressa utilizzando una scala che va da 0 a 5:

  • Q.I. richiesto ........................... ZERO
  • Riflessi richiesti ....................... ZER0 
  • Abilità richiesta ..................... QUATTRO
  • Caffè necessari per mantenersi svegli .. CINQUE

camel_trophy_video_game_05.pngIl secondo livello ci catapulta in una folle corsa (eufemismo) attraverso strade dissestate, dove nuovamente la noia torna a farla da padrone. Quella che in realtà dovrebbe essere la sezione "racing" si riduce al più scontato "stay-on-track", in cui la nostra unica preoccupazione, novelli Allegri Chirurghi, sarà quella di non sfiorare i bordi della pista.

La terza parte ci vede impegnati nel riempimento del serbatoio utilizzando il classico sistema di controllo mutuato da Track'n Field. Muovendo freneticamente la leva a destra e a sinistra mentre l'indicatore del tempo si abbassa sempre più verso lo zero, dovremo quindi rifornire completamente la vettura. Verrebbe da chiedersi a cosa serva dannarsi tanto per fare benzina. Se smanettare velocemente il Joystick in un gioco sportivo, e quindi faticoso, può avere un senso, in questo caso l'idea pare adattarsi in modo non particolarmente sensato. Forse nel paese in cui è ambientato il gioco i distributori funzionano come le vecchie fontane a pompa di campagna, in cui occorre sbracciarsi per ricavare un filo di liquido.

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Per concludere in bellezza, gli ultimi due livelli a vista laterale ci vedono impegnati ad evitare tronchi che cadono dall'alto e ad evitare una serie le buche presenti sulla strada.

E questo è quanto.

Su Commodore 64 sono molteplici gli esempi di videogame costituiti da sub-game e molti si contraddistinguono per la loro qualità: Raid Over Moscow, Beach Head I e II, Lazy Jones, Ghostbusters per citarne alcuni. Anche il nostrano Work Games si fa preferire per la simpatia e per la maggiore sostanza del gameplay.

Senza dubbio è consigliabile riscoprire uno qualsiasi dei summenzionati titoli piuttosto che tentare un approccio con questo Camel Trophy.

Da ricordare l'esistenza dell'omonimo e coevo gioco di fattura italiana per ZX Spectrum, realizzato dai ragazzi della Aquarius ed espressamente concordato con l'agenzia che si occupava delle sponsorizzazioni dell'avvenimento. Anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un videogioco non superlativo, quasi a volerci ricordare che in ogni caso la presenza di un grosso marchio non corrisponde necessariamente ad una qualità eccelsa.

Commodore 64
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