Recensione di Lazy Jones

Copertina di Lazy Jones
Editore
Terminal Software
Anno
1984
Genere
Arcade, Multigenere
Scheda gioco
Recensione di
Roberto
Pubblicata il
16-04-2011
Media voti
8.29


Lazy Jones è la testimonianza diretta di come un'idea possa essere talmente brillante da far passare in secondo piano tutto il resto: realizzazione tecnica, longevità, profondità, lettera e testamento.

Se poi, casualmente, il programmatore si rivela anche un individuo in grado di non torturare troppo il pentagramma, allora la questione comincia a farsi davvero interessante. A quel punto infatti diventa oggettivamente impossibile resistere alla tentazione di provare tutti i sotto-giochi, ogni volta allestendo nella mente una sorta di facilissimo mini-quiz per indovinare il titolo originale, mentre ci si lascia piacevolmente mesmerizzare da un travolgente tappeto sonoro.

L'aspetto assolutamente degno di nota è che, ad osservarlo in maniera scientifica e distaccata, Lazy Jones risulta di una banalità sconcertante tanto nelle singole sezioni arcade, quanto nella fase in cui deve muoversi tra i corridoi dell'albergo evitando di volta in volta il direttore, il carrello delle pulizie o il fantasma formaggino. Quest'ultimo in realtà è lo spirito del precedente direttore d'albergo, la cui anima, evidentemente, non si rassegna ad andare in pensione.

Ogni mini-gioco, preso in esame singolarmente avrebbe di sicuro fatto furore all'interno di un numero qualsiasi di Papersoft ma non ha alcuna pretesa di offrire una sfida reale o di garantire longevità. Non è un caso che Whittaker abbia programmato in BASIC ogni singola stanza e solo successivamente convertito il codice riga per riga in linguaggio Assembly.

Eppure erano davvero in pochi a notarlo, perché la genialità del concetto di fondo è in grado di mettere in secondo piano tutto il resto; non solo Lazy Jones vale più della somma delle singole parti ma riesce perfino a copiare tutto e tutti ed essere al contempo originale. E' un vaticinio che anticipa in qualche modo il concetto che sta alla base degli odierni emulatori di sistemi Arcade (vedi alla voce "M.A.M.E.").

E' plausibile ritenere che David Whittaker non abbia filosofeggiato granché prima, dopo e durante la messa in opera sua creatura, né che abbia fatto chissà quale studio sul rapporto tra uomo e videogame. Tuttavia è innegabile come Lazy Jones rappresenti forse il primo caso di perfetto transfert psicologico tra il giocatore e il suo avatar. Invece di pilotare astronavine, ranocchie, idraulici baffuti o prodi cavalieri, questa volta dobbiamo controllare direttamente una proiezione di noi stessi.

Le citazioni si sprecano e all'interno di Lazy Jones è possibile ritrovare la maggior parte dei capisaldi dell'epoca quali Space Invaders, H.E.R.O., Chuckie Egg o il classico Snake e la presenza come diversivo di una sezione, quella del Bar, in cui per una volta i problemi da affrontare sono quelli della vita vera. Forse anche allo scopo di alleggerire la sezioni di coding, o per scarsità di idee, si segnala la presenza di due stanze "passive" che fungono da simpatico diversivo. C'è la camera da letto in cui i sensi di colpa di Jones prendono il sopravvento dando il via ad un incubo che ha la forma, o meglio le forme, del direttore dell'albergo. E il bagno, perché vedere un cesso nei videogiochi fa sempre ridere moltissimo.

Dopo questa sarabanda di idee prese in prestito, sarebbe quasi il caso di dire "chi la fa l'aspetti". Lazy Jones infatti passato agli annali anche per essere stato uno dei primi videogiochi, se non il primo in assoluto, la cui musica è stata copiata ed utilizzata sul mercato musicale tradizionale, nella fattispecie ad opera del gruppo teutonico Zombie Nation, che poi fu obbligato a corrispondere i diritti al legittimo autore.

Naturalmente quando si parla di copie illegali non può mancare almeno un fugace riferimento al tristerrimo mercato pirata nostrano, che si appropriò di Lazy Jones, cancellò il nome di Whittaker e confezionò il tutto col titolo Sala Giochi, incidentalmente uno dei Name That Game  più ricorrenti, almeno nel periodo in cui l'emulazione del C64 muoveva i primi passi.

Lazy Jones resta un'esperienza preossochè isolata nel campo della programmazione e design da parte di Whittaker (che invece è entrato nella storia grazie alle sue capacità musicali), se si esclude una manciata di oscuri prodotti che sebbene dal punto di vista strettamente tecnico fossero equivalenti al presente titolo, non potevano vantare alla base la presenza di un'idea altrettanto azzeccata.

A distanza di anni resta però un interrogativo irrisolto: perché in un albergo sono presenti videogame e maxi-schermi per ogni stanza? Siamo in molti a pretendere una risposta a questa domanda e ad attendere l'uscita di Lazy Jones 2, pur consapevoli che né l'una né l'altro arriveranno mai. E in fondo è meglio così perché certe cose non devono essere spiegate e il passato deve rimanere tale.

Commodore 64
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