Recensione di Detective Game, The

Copertina di Detective Game, The
Editore
Argus Press Software
Anno
1986
Genere
Arcade, Detective
Scheda gioco
Recensione di
Alessio
Pubblicata il
29-08-2006
Media voti
8.44


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Siete patiti dei gialli e dei polizieschi? Conoscete a memoria tutti i libri di Agatha Christie e Conan Doyle? Colombo è il vostro telefilm preferito? Avete smascherato voi il vostro fratellino, colpevole di aver rubato la Nutella? Vi piacciono i bei giochi per C64? Se avete risposto sì ad almeno uno dei quesiti proposti continuate a leggere: stiamo parlando di un gioco che vale davvero la pena di riscoprire.

The Detective Game, sviluppato nel 1986 da tale Sam Mantorpe e prodotto dalla Argus Press (la stessa di Peter Shilton's Soccer) rappresenta il tentativo di condensare in un gioco per il nostro amato home-computer tutto il meglio della produzione poliziesca: notevoli sono i riferimenti ai due autori su citati, ed in particolare al racconto di Agatha Christie su alcuni piccoli indiani... ma non voglio rovinarvi la sorpresa.

La storia: il miliardario McFungus è morto in circostanze misteriose. Voi, in qualità di detective della omicidi incaricato di far luce sull'accaduto, vi recate alla villa di proprietà della vittima, radunando al tempo stesso tutti i probabili indiziati per raccogliere le informazioni di rito; sennonchè, un violento temporale vi costringe a passare la notte nella magione, in compagnia di tutti i suoi ospiti. La vostra indagine andrà così avanti tra mille pericoli ed insidie...

Dovendo sviluppare un gioco del genere per C64 la sceltà più ovvia sarebbe stata optare per una avventura testuale; la strada percorsa dallo sviluppatore muove invece in una direzione diversa. Attraverso un sistema ad icone che ricorda in parte lo SCUMM delle avventure della Lucas (Zak e Maniac Mansion) potrete interagire con l'ambiente circostante, personaggi ed oggetti inclusi; il nostro ispettore invece lo potrete muovere lungo l'intera villa utilizzando il joystick. Dopo aver imparato a padroneggiarlo (non ci vorrà molto) questo sistema risulterà davvero efficace. Naturalmente, in un buon racconto giallo due cose non possono assolutamente mancare: dei personaggi tutti possibili assassini e colpi di scena a raffica.

Ebbene, anche in questo caso TDG centra appieno il bersaglio: a partire dal maggiordomo, passando per la cuoca, ilreverendo, il maggiore apparentemente pazzo e lo schizzato professore amico di famiglia, tutti sembrano avere più di qualcosa da nascondere. Aggiungiamoci poi un testamento che prima non si trova, poi si trova ma... ed il piatto è bello e pronto. Il sonoro nel gioco svolge anch'esso un ruolo fondamentale, riuscendo ad immergervi nell'avventura fin da subito. La grafica è buona, anche se i fondali non sono quanto di meglio visto sul Commodore 64.

I vari personaggi sono tutti molto ben caratterizzati e diversificati,anchese per motivi oscuri si è optato per una loro versione super-deformed (con la testa enormeed il corpo minuscolo per intenderci); il risultato è certamente particolare, ma non stonamoltissimo con la generale "seriosità" del gioco. In ultima analisi, questo gioco va assolutamente provato: l'utilizzo massiccio dell'inglesepotrebbe spaventare chi non ha dimestichezza con le lingue, ma si tratta di un inglese quasi"scolastico" e dunque facilmente gestibile con un qualsiasi vocabolario.

Pagella Finale

Grafica: 7/10

La caratterizzazione dei personaggi è eccellente. La scelta del super-deformed nulla toglie all'atmosfera generale del titolo. Per quanto riguarda la magione dei McFungus, il look delle varie stanze appare un filo troppo ripetitivo, specie per quanto riguarda le varie camere da letto: se non ci fosse l'indicazione su schermo, stentereste a distinguerle le une dalle altre, essendo grosso modo "arredate" tutte alla stessa maniera.

Musica: 9/10

Davvero adatta ad un giallo d'autore. Il tema principale che sentirete all'inizio di ogni partita è orecchiabile e azzecato; ciò che però risulta particolarmente ispirato è l'intero comparto sonoro "in-game": mentre giocherete, gli unici rumori che udrete saranno i vostri passi, il suono di un fulmine che segue ad un lampo, lo scroscio della pioggia. Tocco di classe risultano le poche note che accompagnano la scoperta di un cadavere.

Giocabilità: 8/10

Come fare un gioco divertente di questo tipo senza perdersi in una miriade di menu? Chiedete a Sam Mantorpe: attraverso la combinazione dell'intuitivo sistema ad icone ed il controllo dell'ispettore tramite joystick, è davvero difficile non riuscire a fare ciò che si vuol fare: domandare, ispezionare, esaminare e persino rincorrere un sospetto che vuole sfuggire al vostro asfissiante interrogatorio... davvero ce n'è per tutti i gusti.

Totale: 8/10

Una volta terminato difficilmente lo rigiocherete, ma The Detective Game saprà regalarvi comunque ore di tensione e divertimento.
Nota: La pagella finale è stata abolita nel 2007.
Commodore 64
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Katakis
"La diatriba Katakis vs Armalyte è sempre esistita, e anche da piccolino (Armalyte però lo conoscevo col nome Campi Stellari su una cassetta scrausa) ne "discutevo" simpaticamente con i miei amici. Oggi da adulto retrogamers, dopo averli rigiocati e finiti nuovamente entrambi, la mia opinione onestamente resta la medesima, e cioè che Katakis è superiore ad Armalyte poiché più accessibile e giocabile. Se da un lato di puro sblastamento Armalyte è superiore a Katakis per via di uno schermo più vasto e più possibilità di dinamicità e di spostamento, è pur vero che quest'ultimo è quasi impossibile da portare a termine. Katakis, diversamente, ci viene incontro attraverso un sistema di armi studiato a pennello, che non abbandona il videogiocatore proprio quando ne ha più bisogno e ci regala una vita extra per ogni livello superato, basta questo? Tecnicamente, poi, Armalyte si può solo sognare il parallasse multistrato di Katakis, la sua varietà degli ambienti, i colori e la musica (e che musica) in game. Sì, ok, Katakis è pieno di bug, le collisioni sono pessime e i boss di fine livello sono solo un pretesto scenografico da sborone, ma cacchio è bello affrontarli e,soprattutto,è DIVERTENTE!La voglia di proseguire è sempre lì che ci fa cliccare sul pulsante fire per ricominciare una nuova partita, consapevoli che riusciremo ad arrivare più in la dell'ultima appena finita. Entrambi titoli da giocare e gustarsi in pieno e nel pieno rispetto dello stile retrò, ma Katakis è un'altra cosa punto!"
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